 LE
TRUPPE EUROPEE DI OCCUPAZIONE IN IRAK, AFGHANISTAN
E LIBANO DEVONO
TORNARE A CASA!
Unità
militari di differenti paesi europei formano parte delle truppe di
occupazione in Irak, Afghanistan, e ora anche in Libano. I
contingenti europei che restano in Irak, sotto il comando dei
britannici, svolgono l’indegno ruolo di forze ausiliarie delle
truppe degli Stati Uniti, impantanate in una guerra coloniale che
provoca sofferenze insopportabili al popolo irakeno. Le truppe
europee in Afghanistan, affrontate con la forza da una rivolta armata
che cresce quotidianamente, si dedicano a coprire le retrovie
dell’esercito nordamericano, che non può distrarre le sue
forze dalla guerra d’occupazione in Irak. Quest’intervento
europeo ha come principale obiettivo quello di ottenere che una parte
del bottino del petrolio e delle ricchezze naturali della regione
vada a finire nelle mani delle grandi imprese multinazionali europee.
Nel caso del Libano, ci è stato detto che l’intervento
militare europeo non ha altro fine se non assicurare la pace ed
aiutare il martirizzato popolo libanese. Allora abbiamo chiesto
perché, se questo era l’obiettivo, le truppe europee non si
fossero stanziate in territorio israeliano. Dopotutto, è stato
Israele a violare le frontiere del Libano e ad aggredire il suo
popolo con brutalità genocida. Dagli organi di stampa sono
trapelate, inoltre, le regole d’ingaggio approvate dall’Onu per
le truppe dell’Unifil, che “permettono l’uso della forza
letale, per impedire o eliminare attività ostili, incluso il
traffico illegali di armi, munizioni ed esplosivi nell’area di
competenza dell’Unifil”. Passando dalle parole ai fatti, l’Unifil
avvertiva lo scorso 8 ottobre che avrebbe“installato posti di
blocco e proceduto alla requisizione di armi, se l’esercito
libanese non fosse stato in grado di farlo.” In altre parole, il
vero obiettivo dell’intervento militare europeo nel Libano,
coordinato con gli Stati Uniti, è procedere al disarmo della
resistenza. Quest’intervento serve, allo stesso tempo, per coprire
le spalle dell’esercito israeliano, che può concentrare
comodamente le sue forze in operazioni genocide a Gaza ed in
Cisgiordania.
I
sottoscritti, di fronte alla gravità della situazione, in nome
della pace e della fratellanza dei popoli, esigono che i governi
dell’Unione Europea ritirino immediatamente le truppe europee
dall’Irak, dall’Afghanistan e dal Libano.
Primi
firmatari (dall'Italia)
Riccardo
Bellofiore (economista,
Università di Bergamo) Angela
Calluso
(presidente Lila, Bari) Patrizia
Cammarata (Comitato
Vicenza Est, contro la base USA) Comitato civico contro costruzione di un inceneritore
a San Salvatore Telesino (Benevento) Comitato operai Nexans contro l'amianto (Latina) Luigi
Cortesi (storico) Dario
Deidda (bassista
jazz) Mimmo
De Feo (musicista) Valerio
Evangelisti (scrittore) Carlo
Fimiani (chitarrista) Luca
"Gabi" Giacometti, Franco D'Aniello, Davide "Dudu"
Morandi, Francesco Moneti, Massimo Ghiacci, Betty Vezzani e Roberto
Zeno (musicisti,
Modena City Ramblers) Paolo
Giovannini (Presidente
Comitato Lavoratori Chemtura ex Uniroyal, Latina) Fulvio
Grimaldi (giornalista,
documentarista) Joseph
Halevi (docente
di Political Economy, University of Sydney,
collaboratore de il
manifesto) Domenico
Losurdo (professore
Università di Urbino) Vincenzo
Milucci (Confederazione
Cobas) Sandra
Paganini (storica) Paolo
Pelella (bassista) Ulderico
Pesce (attore
e regista) Michele
Rizzi (coordinatore
Comitato per l'Acqua, Barletta) Bachu
Siddique
(presidente del Comitato Immigrati in Italia) Alessio
Spataro (disegnatore) Leonardo
Spinedi (musicista) Fabiana
Stefanoni (Comitato
Via le truppe!) Carlo
Volpicella (pittore
informale)
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